Reflective shadow maps (RSM)
Una shadow map riutilizzata come sorgente luminosa: ogni texel illuminato diventa una minuscola lampada secondaria che proietta luce indiretta.
La tecnica fu presentata da Dachsbacher e Stamminger nel 2005. Una shadow map ordinaria memorizza soltanto la profondità; una RSM registra per ogni texel anche posizione nel mondo, normale e flusso (luce colorata). Ciascuno di questi texel è trattato come una virtual point light e, campionando una manciata di texel vicini, si ottiene un rimbalzo di luce indiretta quasi gratis.
Il limite è che si tratta di un solo rimbalzo e che le luci virtuali non proiettano ombre proprie: manca l'occlusione indiretta, quindi la luce può filtrare attraverso i muri. Ciò nonostante, il metodo è alla base di varie tecniche di GI in tempo reale, tra cui i light propagation volumes.