Pseudo-3D (2.5D)
Il nome ombrello di ogni trucco che simula le tre dimensioni in un motore che in realtà disegna solo in due.
Prima che esistesse hardware 3D economico, i giochi dovevano mentire sulla profondità, e lo facevano con inventiva. Il Mode 7 scalava e ruotava un livello di sfondo fino a farne un pavimento; il raycasting alzava i muri colonna per colonna in Wolfenstein e Doom; il «Super Scaler» di Sega ingrandiva gli sprite verso l'orizzonte in OutRun; parallax scrolling, billboarding e sprite stacking facevano il resto.
Nel complesso questi trucchi si chiamano 2.5D. Il termine sopravvive anche per giochi moderni che renderizzano in 3D pieno ma vincolano il movimento a un piano: un platform a scorrimento laterale con modelli reali è 2.5D quanto un vecchio cabinato, solo dal verso opposto. L'illusione reggeva sorprendentemente bene, purché la camera non fosse libera di muoversi.