Latenza motion-to-photon
Il tempo che passa da quando l'utente muove la testa a quando i fotoni corretti raggiungono davvero l'occhio sul display: il numero di latenza più importante della realtà virtuale.
La catena comprende il campionamento dei sensori, la fusione dei dati, la simulazione di gioco, il rendering, la scansione verso il pannello e la risposta dei pixel stessi. Se la somma supera circa 20 ms, il mondo inizia a restare indietro rispetto alla testa e il cervello risponde con la nausea. La cifra è diventata centrale con il decollo della VR moderna tra il 2013 e il 2016, perché in un visore tutto il resto è subordinato al contenimento di questo unico valore.
Le contromisure agiscono su ogni anello: frequenze di aggiornamento elevate (90–120 Hz), campionamento della posa della testa il più tardi possibile prima del rendering e riproiezione come il timewarp, che ruota l'immagine finita su una posa ancora più recente subito prima della scansione. Il foveated rendering libera tempo rendendo in modo grossolano il margine del campo visivo.