Motion blur
La scia che compare quando qualcosa si muove durante l'esposizione della fotocamera, ricreata perché il movimento appaia fluido e non a scatti.
Un fotogramma renderizzato come immagine statica cattura un istante infinitamente breve, quindi il moto veloce procede a salti irregolari tra un fotogramma e l'altro. Una vera fotocamera raccoglie la luce per tutta la durata dell'esposizione e sfuma ciò che si muove. Haeberli e Akeley hanno mostrato nel 1990 come un accumulation buffer potesse imitarlo fondendo più sotto-fotogrammi: corretto, ma costoso.
Oggi il metodo è basato sullo schermo: un velocity buffer, spesso un canale del G-buffer, memorizza di quanto si è spostato ogni pixel dal fotogramma precedente e l'immagine viene sfocata lungo quei vettori. Si possono gestire sia il movimento della camera sia quello dei singoli oggetti. Va usato con moderazione, perché troppo provoca nausea, ed è strettamente imparentato con la profondità di campo, che sfuma invece nello spazio.