Blitting
Copiare un blocco rettangolare di pixel da un buffer a un altro in una sola operazione veloce: il cavallo di battaglia della grafica 2D.
Il bit blit copia un rettangolo di pixel — uno sprite, un glifo, una finestra — dalla memoria di origine a quella di destinazione, combinandolo se serve con i pixel già presenti tramite un'operazione raster (AND/OR/XOR). Nato negli anni Settanta allo Xerox PARC (il BitBlt di Dan Ingalls per Smalltalk), è diventato la base dei sistemi a finestre e dei giochi 2D. Chip dedicati, i «blitter» — quello dell'Amiga nel 1985, quello dell'Atari ST, le schede arcade — svolgevano il lavoro in hardware mentre la CPU faceva altro.
Prima che le GPU trasformassero tutto in un quadrilatero texturizzato, un gioco 2D era in sostanza un ciclo di blit in un framebuffer: prima lo sfondo, poi gli sprite, infine l'interfaccia. Con il blit in XOR si poteva persino disegnare e cancellare un cursore senza salvare lo sfondo sottostante. Il 2D moderno fa ancora blitting, solo passando dalla GPU.