Jitter (audio)
Minuscoli errori di temporizzazione nel clock di campionamento, per cui ogni campione viene acquisito o riprodotto con un leggero anticipo o ritardo.
L'audio digitale presuppone che i campioni siano a intervalli perfettamente regolari. Quando non lo sono, il convertitore misura il valore giusto nel momento sbagliato, e l'errore si traduce in rumore e bande laterali attorno a ogni tono. Più la frequenza è alta, più la forma d'onda varia rapidamente e più costa un dato errore: per un tono a 20 kHz a fondo scala con 16 bit bastano circa cento picosecondi per disturbare il bit meno significativo.
I colpevoli classici sono S/PDIF e AES3, che incorporano il clock nel flusso di dati e costringono il ricevitore a ricostruirlo con un PLL che eredita ogni oscillazione del trasmettitore e del cavo. Le cure sono un word clock condiviso, il reclocking in ricezione o l'USB asincrono, in cui è l'interfaccia a dettare il ritmo e il computer si limita a tenere pieno il buffer. Negli ambienti hi-fi il jitter è diventato anche la spiegazione di quasi tutto, il che lo rende difficile da discutere con serietà.