Parallax mapping
Sposta per pixel le coordinate della texture in base a una mappa delle altezze e all'angolo di visuale, facendo apparire la superficie dotata di vera profondità.
Il normal mapping inganna la luce ma non l'occhio: guardata di taglio, la superficie resta piatta. Il parallax mapping aggiunge il movimento: a partire da una mappa delle altezze e dalla direzione di osservazione, sposta la lettura della texture in modo che le parti in rilievo coprano ciò che sta dietro, proprio come accade con la parallasse reale. Fu introdotto da Kaneko e altri nel 2001.
La variante più costosa, il parallax occlusion mapping (Tatarchuk, 2006), percorre il campo di altezze con il ray marching e offre sia l'autoombreggiatura sia silhouette nitide all'interno della superficie. È più economico che tassellare geometria vera, ma cade ai bordi della superficie, dove non c'è nulla su cui spostare: per questo rende al meglio su pavimenti, pareti e altre superfici viste con angolo radente.