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Trasparenza di rete

Reti Svenska → Aggiornato: 2026-10-08

La proprietà di X11 per cui un programma e lo schermo su cui disegna possono trovarsi su macchine diverse, senza che il programma noti alcuna differenza.

Il protocollo X viaggia su un normale flusso di byte, e al server non importa da dove provenga: un socket Unix sulla stessa macchina, la porta TCP 6000 più il numero di display attraverso la rete o, in origine, DECnet. La variabile d'ambiente DISPLAY indica la destinazione, e un programma avviato con essa puntata su un altro host apre lì le sue finestre senza modificare una riga di codice. Fu ciò che rese possibili i terminali X alla fine degli anni Ottanta: uno schermo, una tastiera e un server X in ROM, con tutto il calcolo svolto su una macchina Unix condivisa nella sala server.

L'idea è invecchiata peggio del protocollo. Ogni chiamata Xlib che richiede una risposta è un round trip, quindi conta più la latenza della banda, e i meccanismi pesanti arrivati dopo — memoria condivisa tramite MIT-SHM, 3D a rendering diretto con DRI — funzionano solo in locale. LBX provò a comprimere il traffico e NX di NoMachine lo fece meglio, ma su un desktop moderno quasi nulla percorre più la strada che un tempo era lo scopo stesso. Wayland ne ha tratto la conseguenza e non ha alcun protocollo di rete; l'accesso remoto è un problema del compositor. Eseguire un programma su un'altra macchina tramite SSH è ciò che resta del sogno, e funziona ancora.

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