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Software libero

Programmazione Svenska → Aggiornato: 2026-11-01

Software che garantisce quattro libertà – eseguirlo, studiarlo, modificarlo e condividerlo – libero come nella libertà di parola, non come nella birra gratis.

Richard Stallman formulò la definizione a metà degli anni Ottanta, insieme al progetto GNU. Le libertà sono numerate da zero a tre: eseguire il programma per qualsiasi scopo, studiarlo e modificarlo (il che richiede il codice sorgente), ridistribuirne copie e distribuire versioni modificate. Partire da zero è in parte una battuta da programmatori e in parte la conseguenza del fatto che la libertà di esecuzione fu aggiunta per ultima, quando le altre tre avevano già un numero.

L'idea è etica più che tecnica: conta il controllo da parte dell'utente, non il modo in cui il codice viene sviluppato. È proprio questa impostazione morale il motivo per cui nel 1998 un gruppo di persone lanciò l'open source, un'etichetta più presentabile nelle sale riunioni per licenze in larga parte equivalenti. Da allora Stallman ha dedicato una quota notevole del suo tempo a spiegare la differenza. Gli anglofoni, intanto, devono ancora chiarire che free non vuol dire zero dollari; in italiano, almeno, «libero» e «gratuito» sono due parole diverse.

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