Crittografia a curve ellittiche
Crittografia a chiave pubblica basata sui punti di una curva anziché su grandi numeri primi: stessa sicurezza con chiavi dieci volte più corte.
Proposta in modo indipendente da Neal Koblitz e Victor Miller nel 1985, si è affermata solo negli anni Duemila, anche perché la situazione dei brevetti è rimasta poco chiara fino agli anni Novanta inoltrati. La sicurezza si fonda sul fatto che sommare un punto a sé stesso molte volte sulla curva è facile, mentre risalire a quante volte è stato fatto non lo è: il problema del logaritmo discreto sotto altre spoglie.
Il vantaggio è la dimensione: una curva a 256 bit equivale più o meno a un RSA a 3072 bit. Per questo l'ECC è la scelta ovvia su telefoni, smart card e qualunque dispositivo a batteria. La scelta della curva è politicamente delicata: parte del settore diffida della P-256 del NIST per via di costanti che nessuno sa giustificare, e Curve25519, di Daniel Bernstein (2005), si è imposta proprio motivando ogni decisione progettuale. L'ECC cade davanti all'algoritmo di Shor esattamente come RSA, quindi anche qui vale la crittografia post-quantistica.