Apple v. Corellium
Il caso in cui nel 2020 un tribunale stabilì che virtualizzare iOS per la ricerca sulla sicurezza rientrava nel fair use.
Corellium, fondata nel 2017, vendeva iPhone virtuali: iOS in esecuzione nel cloud, con la possibilità di fermare il kernel, ispezionare la memoria e provare exploit senza toccare un dispositivo fisico. Apple prima tentò di acquistare l'azienda, poi nel 2019 la citò in giudizio per violazione del copyright e per l'elusione delle misure tecnologiche di protezione previste dal DMCA.
Nel dicembre 2020 il giudice Rodney Smith, in Florida, stabilì che l'uso di iOS da parte di Corellium era fair use: il prodotto era trasformativo, destinato ai ricercatori e non sostituiva un vero iPhone. L'accusa relativa al DMCA proseguì, Apple presentò appello e nel dicembre 2023 le parti trovarono un accordo riservato. La sentenza viene spesso citata come uno dei rari casi in cui la ricerca sulla sicurezza ha prevalso sul controllo di un produttore sul proprio codice.