Nastro magnetico
Dato per morto dagli anni Ottanta, resta il modo più economico per conservare un petabyte che si legge di rado.
Nel 1952 l'IBM 726 collegò il nastro a un computer e soppiantò le schede perforate come principale supporto di dati. L'accesso è strettamente sequenziale: per arrivare alla fine bisogna riavvolgere fin lì, e questo ha plasmato tutta la pratica dell'elaborazione batch, con file ordinati e fusioni che presupponevano dati in arrivo in sequenza.
La sopravvivenza si spiega con economia e fisica. Il nastro costa una frazione per terabyte rispetto al disco, non consuma energia mentre sta su uno scaffale e dura decenni. Offre inoltre un air gap: un nastro in un armadio non può essere cifrato da un'intrusione di rete, il che ha reso i backup su nastro di nuovo rilevanti nell'era del ransomware. Gli impianti moderni usano lo standard LTO e librerie robotizzate.