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Unità di ciclo (ENIAC)

Hardware Svenska → Aggiornato: 2026-10-01

Il clock dell'ENIAC e anche il suo primo debugger: l'armadio che trasmetteva la temporizzazione a tutte le altre unità e poteva essere impostato per avanzare un passo alla volta.

L'unità lavorava a una frequenza di base di 100 kHz e la divideva in un ciclo di venti tempi di impulso, pari a un tempo di addizione di 200 microsecondi. Da quel ciclo uscivano una dozzina di treni di impulsi con nome, distribuiti a ogni unità della macchina: 10P, 9P, 1P, 2P, 4P, un impulso centrale di programmazione e un impulso di reset. Tutto nell'ENIAC era sincrono rispetto a quei treni, e un'unità che perdeva il proprio impulso calcolava un risultato errato invece di fermarsi.

I treni non erano soltanto temporizzazione, ma anche rappresentazione dei dati. Un numero viaggiava come altrettanti impulsi e le cifre si contavano rispetto a 9P e 10P. Clock e bus dati coincidevano sugli stessi fili: una confusione scomparsa non appena la memoria divenne binaria e programmabile, e difficile da formulare persino in termini moderni.

Sul pannello frontale c'era un interruttore con le posizioni per il funzionamento continuo, un tempo di addizione e un tempo di impulso. Con 18.000 valvole nella macchina non era un lusso: individuare un guasto significava congelare un calcolo a metà e leggere le lampadine al neon sui pannelli frontali. È il single-stepping di un debugger, costruito in lamiera un paio di decenni prima che la parola esistesse.

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