Code splitting
La tecnica che divide il JavaScript di un'applicazione in più bundle più piccoli («chunk») caricati su richiesta, invece di un unico grande bundle all'avvio. Riduce il download iniziale e rende la pagina più rapida da avviare — un pilastro delle prestazioni web.
Il problema: un'app grande impacchettata in un solo file obbliga l'utente a scaricare (e il browser a elaborare) TUTTO il codice prima che qualcosa funzioni, anche quello di pagine e funzionalità che forse non visiterà mai. Il code splitting lo spezzetta. I confini tipici sono per rotta (si carica solo il codice della pagina visitata), per componente (una finestra modale o una libreria di grafici pesante si carica solo all'uso) e vendor splitting (le dipendenze che cambiano di rado vanno separate per sfruttare meglio la cache). Il meccanismo si basa su import() (import dinamico), che i bundler (Vite, webpack, esbuild) riconoscono e dividono automaticamente in chunk separati. Vantaggio: bundle iniziale più piccolo, quindi Time to Interactive migliore e Core Web Vitals più solidi. Compromesso: troppi chunk minuscoli aumentano i round-trip di rete. Una delle tecniche di prestazione più importanti nelle web app moderne. Legato a import dinamico e lazy loading.